ZES unica 2026: credito d’imposta prorogato fino al 2028, scadenze, regole operative e cosa devono fare le imprese

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ZES unica 2026 e credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno con documenti fiscali e analisi operativa

La ZES unica continua a rappresentare uno degli strumenti più rilevanti per incentivare gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno. Dopo l’introduzione operata dal decreto-legge n. 124 del 19 settembre 2023, convertito dalla legge n. 162/2023, il legislatore è intervenuto prima con la proroga per il 2025 e poi, con la legge di bilancio 2026, ha esteso il credito d’imposta anche agli anni 2026, 2027 e 2028.

La legge 30 dicembre 2025, n. 199, ai commi 438-447 dell’art. 1, ha infatti previsto l’estensione del credito d’imposta ZES unica per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 15 novembre 2028, con un limite di spesa pari a 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo di euro per il 2027 e 750 milioni di euro per il 2028. La relazione del Senato chiarisce inoltre che restano centrali gli obblighi comunicativi verso l’Agenzia delle Entrate, sia in fase iniziale sia in sede integrativa, al fine di attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti.

Cos’è la ZES unica e perché interessa le imprese

La ZES unica per il Mezzogiorno nasce con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico e la coesione territoriale nelle aree del Sud Italia attraverso un credito d’imposta riconosciuto alle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni ammesse. Il riferimento normativo di base resta l’art. 16 del decreto-legge n. 124/2023.

Sul piano operativo, si tratta di un’agevolazione che può incidere in modo significativo sul costo effettivo dell’investimento, ma che richiede una gestione particolarmente attenta sotto tre profili: corretta qualificazione delle spese agevolabili, adeguata tenuta documentale e rispetto rigoroso delle tempistiche stabilite dall’Agenzia delle Entrate.

Il punto operativo centrale

La ZES unica non è una misura da gestire solo in fase finale, al momento dell’invio della comunicazione. La tenuta dell’agevolazione si costruisce fin dall’avvio dell’investimento, con documentazione coerente, corretta qualificazione della spesa e pianificazione delle scadenze.

Proroga 2026-2028: cosa cambia davvero

L’elemento di maggiore rilievo è rappresentato dalla proroga triennale. Per gli anni 2026, 2027 e 2028, gli operatori economici sono tenuti a trasmettere all’Agenzia delle Entrate una comunicazione contenente sia le spese già sostenute dall’inizio dell’anno sia quelle che si prevede di sostenere entro il 31 dicembre.

Le finestre temporali sono identiche per ciascuna annualità: dal 31 marzo al 30 maggio 2026 per il 2026, dal 31 marzo al 30 maggio 2027 per il 2027 e dal 31 marzo al 30 maggio 2028 per il 2028.

Questo passaggio assume un ruolo centrale perché la misura non opera come un credito “automatico” integralmente fruibile. Il beneficio effettivo dipende dal rapporto tra risorse disponibili e crediti complessivamente richiesti. In altri termini, il credito spettante in via teorica deve essere successivamente rideterminato in funzione del riparto nazionale.

L’esperienza 2025: perché il dato del 12 dicembre 2025 è molto importante

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025 è particolarmente significativo perché consente di comprendere concretamente il funzionamento del meccanismo di riparto. Per gli investimenti 2025, infatti, la percentuale di credito effettivamente fruibile è stata fissata al 60,3811% del credito richiesto, a fronte di richieste complessive per 3.643.520.511 euro e risorse disponibili pari a 2,2 miliardi di euro.

Questo dato ha una ricaduta operativa immediata: nella pianificazione degli investimenti non è sufficiente considerare il credito teorico. È necessario tenere conto del possibile abbattimento derivante dal riparto nazionale delle risorse.

In ottica professionale, diventa quindi essenziale distinguere chiaramente tra credito teorico, credito richiesto e credito effettivamente fruibile.

Il dato del 2025 conferma che la misura va letta in chiave sostanziale: il credito teorico rappresenta solo il punto di partenza, mentre il beneficio effettivo dipende dal riparto delle risorse disponibili.

Attenzione anche al contributo aggiuntivo per il 2025

Per gli investimenti realizzati nel 2025 il quadro si è inoltre arricchito con un contributo aggiuntivo sotto forma di credito d’imposta. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tale contributo aggiuntivo è pari al 14,6189% dell’ammontare del credito d’imposta richiesto con la comunicazione integrativa, al ricorrere delle condizioni previste dalla disciplina applicabile.

Questo elemento è rilevante anche per il 2026 sotto il profilo metodologico: conferma che la disciplina della ZES unica è dinamica e può essere integrata da successivi provvedimenti attuativi che incidono sulla misura del beneficio o sulle modalità di fruizione.

Quali sono i passaggi operativi più importanti per il 2026

Dal punto di vista operativo, le imprese devono presidiare con attenzione quattro ambiti principali.

Il primo riguarda la verifica dell’ammissibilità dell’investimento e della localizzazione della struttura produttiva.

Il secondo concerne la costruzione di un impianto documentale solido sin dall’inizio: contratti, fatture, pagamenti, SAL, eventuale documentazione immobiliare, verbali interni, schede cespite e ogni elemento utile a dimostrare l’inerenza e la destinazione del bene alla struttura produttiva.

Il terzo è rappresentato dalla gestione delle scadenze. Per il 2026, le spese sostenute dal 1° gennaio e quelle previste entro fine anno devono essere comunicate tra il 31 marzo e il 30 maggio 2026. A questa fase segue la comunicazione integrativa, con cui si attesta la realizzazione degli investimenti comunicati, secondo le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate.

Il quarto riguarda la fruizione del credito, utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n. 241/1997, con monitoraggio tramite cassetto fiscale.

In questo contesto, soprattutto nelle operazioni di importo più rilevante, assume particolare importanza anche la corretta attestazione del credito, come nel caso della certificazione del credito ZES, utile per rafforzare la tenuta documentale dell’agevolazione e ridurre il rischio di contestazioni.

Documentazione e coordinamento

Le criticità più frequenti nascono quando la gestione dell’investimento resta frammentata tra ufficio amministrativo, direzione aziendale e consulenti esterni. La ZES unica richiede invece un coordinamento continuo e una documentazione costruita con logica probatoria.

Perché serve un approccio prudente

L’esperienza applicativa evidenzia che le principali criticità non riguardano soltanto la fase di invio della comunicazione, ma soprattutto la fase preliminare.

Gli errori più frequenti includono l’errata qualificazione degli investimenti, la documentazione incompleta o non coerente, il mancato coordinamento tra funzioni aziendali e consulenti, la sottovalutazione delle tempistiche e la confusione tra credito teorico ed effettivo.

Alla luce del dato 2025, la prudenza assume un ruolo centrale: la percentuale effettiva può risultare significativamente inferiore a quella attesa.

Per questo motivo, nelle operazioni più rilevanti è opportuno predisporre un dossier tecnico-contabile strutturato e verificare preventivamente la coerenza complessiva dell’investimento, prima dell’invio della comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

Conclusioni

La ZES unica 2026 rappresenta una misura di grande interesse per le imprese che investono nel Mezzogiorno, ma non può essere considerata un’agevolazione automatica.

La proroga fino al 2028 offre maggiore stabilità e programmabilità, ma il beneficio concreto dipenderà, anno per anno, sia dalla corretta impostazione dell’investimento sia dal rapporto tra risorse disponibili e richieste complessive.

Il provvedimento del 12 dicembre 2025 dimostra chiaramente che il credito effettivamente fruibile può essere inferiore rispetto a quello teorico. Di conseguenza, nel 2026 diventa essenziale affiancare alla valutazione fiscale una gestione operativa rigorosa, fondata su pianificazione, documentazione e rispetto delle scadenze.

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FAQ

Il credito ZES unica 2026 è automatico?

No. Il credito teorico deve essere successivamente rideterminato in funzione del rapporto tra risorse stanziate e richieste complessivamente presentate.

Quando va inviata la comunicazione per il 2026?

Per il 2026 la comunicazione delle spese già sostenute e di quelle previste entro fine anno deve essere trasmessa tra il 31 marzo e il 30 maggio 2026.

Perché il dato del 12 dicembre 2025 è così importante?

Perché mostra in modo concreto il funzionamento del meccanismo di riparto: per il 2025 la percentuale di credito effettivamente fruibile è stata fissata al 60,3811% del credito richiesto.

Quando può essere utile la certificazione del credito ZES?

Nelle operazioni di maggiore importo o maggiore complessità può risultare utile per rafforzare la tenuta documentale del credito e supportare correttamente la posizione del beneficiario.